RISPOSTA A L. A., figlia adottiva
Cara L...,
Non so proprio da che parte cominciare talmenti tanti e cosi controversi sono gli argomenti da te sollevati in questa discussione…
Da una parte, sembra che tu mi stia condannando (e forse anche «giudicando» un pò troppo!) per questo mio tentativo di voler ritrovare mia figlia, la quale,
come tu dici molto giustamente, forse non avrà neanche mai voglia di cercarmi o di conoscermi… A questo ti rispondo che sono proprio:
1) quella paura di poter essere odiata, o comunque giudicata o rimproverata dal proprio figlio, e
2) la consapevolezza di rischiare di distruggere il suo
equilibrio o di disturbare la sua armonia in famiglia
… quelli i sentimenti che già in partenza bloccano
ogni slancio di tentativo di ritrovamento da parte della madre.
E ti dico che se non avessi letto su FAEGN le testimonianze di tanti figli adottivi che farebbero qualsiasi cosa pur’
di conoscere le loro origini, forse sarei rimasta anch’io nell’ombra, proprio per quei motivi… Perché non sappiamo se siete
felici o meno, se vivete, si o no, un’ adozione serena; non sappiamo se volete «sapere» o meno, se siete pronti, si o no, ad affrontare la verità? Non sappiamo se cercandovi, vi
facciamo del bene o del male! Questo per il lato “sentimentale”…
Poi, vengono le realtà più concreti… Tu, come faresti a «garantire al tuo bambino
una crescita normale, serena ed equilibrata» (...!) se tu, come me, ti fossi trovata:
1) in un paese straniero dove già leggi, comportamenti e mentalità sono molto diversi…
2) sola al mondo (cioè, senza né padre, né madre, né fratelli o sorelle, né nonni, né zii, né cugini)…
3) ragazza-madre e vissuta tutta la vita senza avere mai trovato un compagno…
4) senza lavoro (in una zona che ti offre soltanto dei lavori a ore, in nero, o stagionali, che ti costringe a dover campare 12 mesi
all’anno con solo 5-6 mesi di stipendio!)…
5) con una casa mia, si, ma… isolata in campagna (e senza più macchina!),
làddove non passa più un pulman dopo le ore 18 (per tua informazine, negli alberghi bisogna lavorare anche di sera); in una casa pagata solo a metà, con 25 milioni di cambiali ancora da onorare (+ tutte le spese condominiali)...
6) con degli «amici», si, ma… che cominciano piano piano a girarti le spalle «quando ti finiscono i soldi» e che sei nei guai e
con degli amici nuovi e VERI (quelli che ti tieni per tutta la vita!) che trovi solo in mezzo «ai
poveri» quando sei disperata, ma che purtroppo non possono fare un gran che per te perché sono anche loro in
difficoltà..
Nelle mie condizioni, mentre andavo a lavorare, mi toccava sempre dunque dover «pagare» delle persone per tenermi
la bambina (cioè dopo le ore 16 in settimana, + di sabato e di domenica); nessuno me lo ha mai fatto «gratis» e solo questo mi portava già via più della metà del mio
stipendio…! Credi davvero che tu al posto mio, ce l’avresti fatta ?
Cara L..., non penso proprio che se tu fossi stata educata in simili condizioni, saresti diventata una bambina «sana ed equilibrata». Molte
invece sono le probabilità perché un figlio in tal caso cresca «per forza» trascurato, infelice, sbandato e fragile su tutti i piani, con a volte
drammatiche conseguenze…
Per cui dovete amare più che potete quelli che vi hanno dato amore, famiglia, casa, istruzione e benessere: i vostri genitori
adottivi ! Perché non sapete quale sia la vostra fortuna di essere vissuti fino a oggi «al riparo» di tante cose (che spero non conoscerete
mai), e ringraziate le vostre madri naturali di avervi salvato da un destino che sicuramente sarebbe stato molto diverso se vi avesserò tenuti con loro…!
Adesso forse tu mi dirai: «ma perché l’hai messo al mondo, sto figlio se ti trovavi in simili condizioni?!». Perché quando sono rimasta
incinta, ero piena di amore, ero ancora piena di energia e di illusioni, avevo ancora una madre (che mi è morta all’improvviso 2 anni dopo) su cui poter contare «nel peggiore dei casi», e
finanziarmente ero allora già «in discesa», ma vedevo ancora una via d’uscita…
E poi, perché avevo anche tanto bisogno di trovarmi finalmente uno scopo nella vita, essendo io stessa cresciuta e vissuta
- per mancanza di una «vera famiglia», di una guida paterna e di un vero affetto materno - sbandata, immatura ed irresponsabile fino a tarda età, e ciò nonostante tutta la buona educazione ricevuta…
Mi dispiace molto che tu abbia interpretato cosi male il senso delle mie parole: se parlo delle mie origini dicciamo «signorili», non
è per vanto, ma tutto al contrario, è per fare capire a tutti voi, figli adottivi, quanto appunto sia importante l’amore e la
famiglia nella vita di una persona, perché chi «sembra» avere tutto ed essere nato sotto una buona stella può invece crescere molto male e vivere una vita molto infelice se viene
«affettivamente abbandonato» (come lo sono stata io già dalla mia più tenera infanzia), anche con soldi e tante capacità dietro… Lo scopo era anche di far capire che se le madri non si
«muovono» (cosa che tu ora sembri rimproverarmi !) è anche (oltre all’argomento «sentimenti» du cui parlavo prima) perché «non possono» (per mancanza di capacità intelletuali o finanziarie), e non
perché «non vi pensano»… Ma chi non si è mai trovato in mezzo alla strada senza una lira in tasca non potrà mai capire cosa vogliano dire esattamente le parole «per
mancanza di mezzi»…
Poi, in fine, mi chiedi se sono riuscita a rifarmi una vita ed a «riscattarmi» in qualche modo? La risposta è no, non sono mai riuscita a
rifarmi una vita «normale», non ho mai trovato un attimo di pace o di serenità in tutta la mia vita. Solo ora, da 2 mesi (ho 52
anni!) sono potuta trovarmi un lavoro stabile (e di questo sono molto fiera, perché ai giorni d’oggi, trovare lavoro alla mia età e nelle
mie condizioni di salute non è impresa facile!).
Tre anni fa (a 49 anni) ero - «un’altra volta» - in mezzo alla strada, senza casa, senza lavoro e senza soldi e con, in più, ora
anche la mia vita in pericolo per un tumore che continua a minacciarmi… Il mio ultimo percorso è stato dunque «donna della pulizie» in un
gigantesco ristorante al ritmo di 12 ore al giorno 6 giorni su 7, «casa di accoglienza per senza-tetti», «ospedale», «alloggio» trovato con
l’aiuto dello Stato, si, ma senza mobili, senza frigo, senza un piatto e una pentola in casa nonché per mesi, costretta a
dormire per terra su di un vecchio materasso, a mangiare in un ristorante sociale, a dover pulirmi tutta la moquette «a mano e a quattro zampe» perché non posso comprarmi un
aspirapolvere, a guardare alle 100 lire per comprarmi la margarina e riuscire, a malapena, a risparmiare qualche mille lire a fine mese dal «reddito minimo» a cui hai diritto
in Belgio… E ti passo il resto…
Non so se tu, al posto mio, ce la faresti «senza tante lacrime»...? Ma oggi, dopo tanti sacrifici, ed a solo 3 anni di
distanza, «la mia forza d’animo» mi ha condotta in un appartamentino carino e confortevole, ho un lavoro (combinazione, presso l’Istituto di Assistenza Pubblica, dove sono a stretto
contatto con delle assitenti sociali… ma anche con tante storie di miseria umana), ho finalmente una vita regolare, e da un anno e mezzo mi pago con
molta fatica le rate del mio computer, perché questo è la mia unica e sola compagnia, questo da più di 5 anni, da quando
ho dovuto (non con «delle lacrime», ma con dei pianti di disperazione e idee di suicidio in testa) lasciare l’Italia (che per me è tutta la mia
vita) e tutti i miei unici veri amici.
Da allora, mai più nessuno con cui parlare (perché telefonare all’estero costa caro, non me lo potevo
permettere). Il mio vissuto è talmente «diverso» e talmente difficile da capire per delle persone «normali» (e che in più, per me sono diventate «straniere») che non trovo nessuno con
cui potermi confidare un pò… Perciò ti confesso che quando mi chiedi di essere «più sincera», mi ferisci profondamente, perché è solo da quando ho scoperto questa
comunità che finalmente ho la grande gioia di potermi sfogare un pò, di poter esprimere tutto ciò di cui non posso mai parlare con nessuno… Ed oltre tutto, posso dire di aver già
conosciuto su questo sito delle persone stupende che mi fanno sentire molto meno sola, e che già stanno nascendo delle amicizie, spero di lunga durata... Chi trova un’amico, trova un
tesoro… Anche se non troviamo i nostri figli o genitori rispettivi, almeno troviamo chi ci capisce, e questo è l’essenziale…
Riguardo alla possibilità di «riscattarmi»… Lo sto facendo ora, tentando di lasciare un nome ed una storia a mia figlia se un
giorno lo volesse sapere, prima che per me (e per lei) sia troppo tardi… Appena sistemata un pò più decentemente (per la prima volta in vita
mia), il mio primo pensiero è andato a lei…
Resta ormai ancora un punto da chiarire… Voglio farti notare che mia figlia mi è stata tolta all’età di quasi 5 anni, e che ciò fa una grande differenza con chi lascia un figlio già dalla nascita. Loro si, che non ci hanno nemmeno provato.
Ma tu, cosa pensi che io abbia fatto durante tutti quei anni...? se non lottare per la nostra
sopravvivenza a tutte e due! E ti assicuro che il mio percorso è fatto «DI TUTTO» (all’eccezione di due cose a cui, per fortuna, non ho mai toccato,
ossia alcool e droghe); ho provato tutti i mestieri (grazie ai quali d’altronde, col passare degli anni, ho potuto acquisire una grande esperienza sul piano professionale e di cui
sono stata oggi ricompensata), mi sono spostata in tutte le città d'Italia portandomi dietro mia figlia, mi sono venduto tutto quello che avevo (ho provato a vendermi anche la casa, ma non
ho trovato acquirente in quel periodo), e quando, «alla fine» (dopo 4 anni di lotte continue) mi sono rivolta ai servizi sociali per
chiedere aiuto, è lì …che me la sono presa «in quel posto»…(scusatemi, ma sono queste le parole giuste!).
Se non l’avessi fatto, oggi mia figlia sarebbe senz’altro ancora con me («ma come» ???), e forse la mia vita avrebbe preso
un’altra direzione. Cara L..., io ti dico che spesso è anche la legge a portare via un figlio dalla madre, e che se non riempi certe condizioni di «stabilità», «amore o non amore» prima o poi sei costretta a doverci «rinunciare», che tu lo voglia o
no !!!
Ma la conclusione di tutti questi discorsi che facciamo è comunque che tutto gira sempre intorno alla
stessa domanda: meglio un figlio che cresce come un povero disgraziato con la vera madre, o meglio un figlio che cresce coccolato dalla sua famiglia
d’adozione??? Tutti quanti cerchiamo la stessa risposta…
Certo, non ci sono due storie né due persone uguali, ma di tutte queste nostre «discussioni», una cosa è emersa chiaramente: che i nostri due mondi (figlio adottivo/genitore naturale) sono cosi diversi ed estremi, che non so se l’uno potrà mai riuscire a capire l’altro…
In quanto all’iscrizione sul registro, penso che se mia figlia venisse a trovare il proprio nome su FAEGN, sarebbe proprio perché «un
qualcosa la tormenta», e che anche lei sta cercando… Se non, per quale motivo dovrebbe iscriversi a questa comunità??? Comunque, se l’ho inserita nel registro, è perché sono stata
invitata da più di uno a farlo, ma lascio la decisione di cancellerla o meno a chi di diritto.
Con ciò, un bel pezzo della mia storia è già uscito fuori, ma potrei raccontarvene ancora tante… Se penso a quanta gente «cade in grave
depressione» (e si suicida anche!) soltanto perché «si ritrovano da soli»… io sarei dovuta «farmi fuori» già da un bel pezzo!!!
Per oggi è tutto, di sicuro riapriremo il dibattito, perché credo sinceramente che tu mi abbia davvero fraintesa, o forse sono io che mi
sono espressa male, non so. Non ho ancora capito bene se approvi o meno la mia iniziativa (visto le tue «provocazioni») mentre tu stessa spingi gli altri a ricercare la
propria madre…Ci vuole tempo per conoscersi, ma forse un giorno ce la faremo… Ti auguro una buona settimana, alla prossima puntata.
Da: Belgianwoman
Inviato: 23/06/2001 13.30
RISPOSTA A M., genitore
adottivo
Cara M....,
Anch’io in questa discussione mi sento di dover rispondere, anche se non direttamente implicata: non essendo né figlia adottiva né genitore
adottivo, mi è impossibile mettermi nella vostra pelle e capire fino in fondo sentimenti e emozioni di ciascuno di voi. In qualità di prima rappresentante della terza parte della
«triade», vorrei però dirti:
è ovvio e più che naturale che tu ti senta un «genitore in senso pieno», perché l’adozione è un atto d’amore grande come il
concepimento naturale, se non di più, e personalmente ho sempre avuto una immensa ammirazione per tutte queste coppie che desiderano ed amano cosi tanto i bambini da
sacrificarsi una vita intera per dare un pò di felicità al figlio di un’altra… Sono dunque la prima ad esservi riconoscente, e vi dico, genitori adottivi, grazie
di esistere! Perché in mezzo a voi c’è qualcuno che si è preso cura della figlia che non sono stata in grado di crescere e perché, se non ci fossero persone come voi, che fine
farebbero tutti quei bambini abbandonati… D’altronde, se tu vuoi tornare a leggere la discussione «Quanto aveva ragione Chicca» (mia risposta a L...), potrai constatare che sono stata
proprio io, madre di nascita, a dire ai figli adottivi: «amate più che potete quelli che vi hanno dato amore, famiglia, casa, istruzione e benessere: i vostri genitori
adottivi!», ecc, ecc... In compenso, una cosa mi ha molto colpito: ma come fai ad
essere cosi sicura che tua figlia si sentira lei sempre «figlia tua in senso pieno»...???
Un conto è riuscire, con un pò d’amore e di comprensione, ad affrontare e superare «tutti quei problemini» di una bambina di 12
anni, ma tutta un’ altra cosa è riuscire ad entrare nel «giardino segreto» di un’ adolescente e di un’adulto! L’amore non basta per entrare nella testa delle persone… Tutti
quanti abbiamo delle cose che teniamo solo per noi, e molto spesso sono proprio le persone «le più vicine a noi» ad essere le più lontane dalla realtà e dalla verità nonché ad essere
spesso le ultime informate dei fatti! (Potrei fare une multitudine di esempi, ma preferisco non allargarmi troppo). Il tuo amore non impedirà a tua figlia di interrogarsi, di
chiedersi «di chi ho gli occhi o i capelli, da chi ho ereditato tale aspetto estetico, tale dono oppure talento (o purtroppo, a volte anche tale problema di salute), da chi ho preso questo
carattere o temperamento»… Non puoi prevedere come crescerà «dentro» né come attraverserà l’età critica dell’adolescenza… A volte basta poco per turbare un equilibrio…
Una madre «troppo» amorosa (e quindi, involontariamente possessiva) può provocare danni quanto una madre «assente», figuriamoci dunque se deve
vivere con «queste due insieme»!
Anch’io da bambina «promettevo bene», crescevo felice e del tutto spensierata, sembrava non mi mancasse nulla, avevo tutte le possibilità
e capacità necessarie per farmi strada nella vita, eppure… La «crisi» è scattata, e ho scelto la strada sbagliata senza neanche
accorgermene... Ma la ragione di tutto questo, l’ho capito soltanto anni e anni dopo! Nessuno mi ha mai capita e conosciuta cosi male
quanto mia madre! Lei non ha mai saputo percepire le mie esigenze profonde ed intime… E cosi potrebbe succedere a molti genitori adottivi convinti
che il loro amore basta a rendere felici i loro figli!
E questa consapevolezza, l’ho acquisita qui, su questo sito, su FAEGN, grazie alle testimonianze di quelle persone che per te «si
piangono addosso», ma che per me invece fanno sopratutto prova di una profondità e di una sensibilità molto superiori a quelle di tante
altre… E forse un giorno, grazie a queste persone, grazie alla loro forza e alla loro tenacia, tanti figli e genitori naturali nel mondo riusciranno
finalmente a mettersi il cuore in pace… Perché questo è lo scopo
finale!!
Soltanto la chiusura mentale di tanti genitori adottivi italiani (di cui tu fortunatamente non fai parte) impedisce la
creazione e la realizzazione di «un normale ed equilibrato rapporto a 3», il quale, gestito bene, non protrebbe che giovare a tutti
quanti. Avendo già una certa età ed essendo io stessa vissuta malamente nei mondi più estremi (cioè, dai molteplici viaggi
e dalla vita di lusso, ai quartieri spagnoli di Napoli; dalla vita da «rispettabile» impiegata, commessa o rappresentante di commercio ai lavori domestici o di «ragazza
alla pari» presso varie famiglie, passando per i lavori in campagna e i lavori di gran fatica negli alberghi; dalla vita da «imprenditrice in proprio», alla vita in una
comunità di accoglienza per «senza tetti»...), ho potuto sentire e essere testimone di tante varie storie di vita che effettivamente «non sono tutte rose e fiori»…
Ma nella vita, si cambia in continuazione, e a 50, 60 o 70 anni, una persona non sarà più quella che era a 20, 30 o 40 anni: per questo qualsiasi madre naturale, se lo desidera,
dovrebbe avere il diritto di essere rassicurata sulla sorte del figlio che ha messo al mondo, molto più
spesso nel dolore che nella gioia… anche se ha commesso degli errori in passato… Chi è senza peccati, scagli la prima pietra !!! Ed io sono convinta, che se a loro questa opportunità venisse offerta «naturalmente» (cioè, senza trauma da parte di nessuna delle altre parti
coinvolte), ben poche sarebbero quelle che non richiederebbero notizie del figlio «a suo tempo» abbandonato.
Perciò sostengo con tutto il cuore questa comunità e siccome non è per domani una modernizzazione della legge in Italia,
ribadisco a loro, figli adottivi «tormentati»: nel frattempo, lottiamo con i mezzi nostri, facciamoci conoscere il più possibile via questa rete, perché l’Internet, nel giro di
pochi anni sarà davvero a portata di mano di tutti, come comincia già ad esserlo negli altri paesi più a Nord ! E sopratutto, continuiamo a fare capire che in «una triade adottiva», nessuno vuole rubare l’amore all’altro!!!
Michèle (Madre «all’origine di una vita umana»…)
P.S. Vorrei aggiungere un altro piccolo esempio riguardo a: «a volte basta poco per turbare un
equilibrio»..., perché non vorrei essere fraintesa e fare pensare che do soltanto la colpa alle madri!
Tua figlia potrebbe anche semplicemente prendersi una sbandata per un ragazzo che non la pensa come te e che te la porterebbe
via (non dico fisicamente, ma mentalmente) mettendole in testa altre motivazioni o altre idee (nuove, ma forse anche destabilizzanti per lei), senza che nemmeno tu te ne
accorgessi, perché lei, presa tra due fuochi e per paura di ferire l’una o l’altro, smetterebbe di parlare apertamente con te…
Con questo voglio dire che l’Amore, pur grande che sia, non basta a penetrare l’anima delle persone; che ci sono poi «tante varie specie di «Amori» che a volte possono competere tra di loro, e che non sempre quello materno sarà il più forte. Nessuno appartiene a nessuno e il fatto che un genitore adottivo si senta il bisogno di ribardire il suo grande amore in continuazione (come ho letto molto spesso), mi
da l’impressione che si tratti sopratutto di un gran senso di insicurezza da parte loro… Sono dunque tre le parti ad avere bisogno di
certezze!
Perciò andiamo avanti con l’elaborazione di questa «triade», costruiamo questa forza nuova
insieme, sostegnamoci a vicenda, aiutiamo tutti quelli chi si sentono il bisogno di sapere, è un loro diritto. Ci sono già tante ingiustizie in questo
mondo, perché aggiungerne altre quando ci si potrebbe rimediare con solo un pò di apertura mentale, ciò non costa nulla… Questi figli non hanno chiesto di venire al mondo:
perché allora, oltre già al dramma del loro abbandono, devono ancora soffrire (se cosi è) subendo quel eterno vortice interiore di domande senza risposte, mentre basterebbe
forse riunire le 3 parti per rendere la serenità a tutti? Se il rapporto tra i vari componenti funzionerà poi o meno, ciò non importa, perché ognuno potrà allora decidere
liberamente di proseguire o di interrompere i contatti. Quel che conta è SAPERE; è porre fine a quei tremendi dubbi e tormenti interiori….Ma
forse tu non li hai ancora mai provati...???
----- Original Message -----
To: ..............
Sent: Thursday, November 1, 2001
12:43 PM
Subject: Ciao M......
Cara M.....,
Come stai? È un pò che non ti scrivo, ma quando sono depressa ho per cattiva abitudine di rinchiudermi su me stessa: non ho più
voglia di fare niente, di sentire, di parlare o di corrispondere con nessuno perché, in quei momenti, più nulla ha un senso e ogni parole diventa cosi inutile (anzi, risuona come una
mensogna). Resta soltanto la voglia di tagliare la corda con il resto del mondo, di essere lasciata in pace con la mia televisione e basta.
Ma ora sembra che pian piano mi stia riprendendo, probabilmnete grazie alla medicina
antidepressiva che mi è stata consigliata di prendere e che, ad un tratto, comincia a fare effetto.
Ho ritrovato un pò delle mie energie fisiche e mentali anziché la voglia di vivere di nuovo normalmente, ma sopratutto ho finalmente
potuto superare quel tremendo stato di panico e di terrore che mi distruggeva da mesi, e mi sto imparando a convivere con questa malattia... nonché con delle metastasi su tutto
il corpo, visto che nel caso di un tumore della pelle, esse sono veramente «a fior di pelle» e si vedono...
Non ho nessun dolore, sto bene e mangio di tutto senza problemi. per i medici, sono
considerata come essendo piuttosto «stabile»... nonostante la presenza di una lesione tumorale di 3,6 cm nel fegato... E di tanti altri noduli sotto-cutanei...
Continuo dunque ad «aspettare», aspettare ed aspettare ancora... Una attesa estenuante che non finisce più, perché «finalmente» i
medici hanno preso una decisione, quella di «tentare» un intervento al fegato: ma non c’è posto per me prima del 20 novembre. Nel frattempo, non si fa nulla: si aspetta e
basta.
Quella famosa sperimentazione di una vaccinazione di cui si parlava, non si può iniziare, perché prima dell’intervento perderebbe ogni
efficacia. Anche una chemioterapia sarebbe poco efficace al mio stadio (la lesione avendo già superato i 3 cm) per cui non c’è altro da fare che stare lί a guardare l’evoluzione
della malattia... E questo è il più angosciante di tutto: questo «non fare nulla».
Posso solo cercare di approfittare un pò di questi 19 giorni di «ferie» che ho davanti prima di subire quell’operazione – ritenuta dai medici come
«pesante», e dunque, chissà quante sofferenze mi aspettano ancora – che di sicuro mi butterà di nuovo fisicamente e psicologicamente a terra, io che solo alla vista di un ago sono
già terrorizzata! Dopodiché potrò ancora solo sperare che questa mia «fase di assestamento» duri abbastanza a lungo per permettere a quel nuovo vaccino antitumurale di
agire...
A parte questo «bolletino di guerra», non ho un gran che da raccontarti: non faccio niente se non correre da un medico all’altro, da
un ambulatorio all’altro, da un esame all’altro... E non ho voglia di fare niente se non starmene chiusa in casa a fare niente: questo è il mio modo di «godermi la vita»... Con
la differenza però che ora il morale è un pò più su e che se voglio trovo quantità di piccole cose da fare: già il fatto che mi rimetto a scrivere a qualcuno è buon segno.
Molto spesso mi viene da pensare: chissà che non si stia compiendo un piccolo miracolo e che la Madonnina di Lourdes abbia
ascoltato le tue preghiere... e forse deciso di concedermi ancora una piccola tregua?
Perciò te ne prego, stammi sempre vicina, anche se solo cosi, virtualmente perché,
stranamente, ti sento come se tu fossi stata mandata dal mio piccolo angelo custode...
Un abbraccio forte forte
Michèle